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venerdì 21 novembre 2014

CINQUE CONCORRENTI DI LUNGO O BREVE CORSO PER IL GOVERNO DELLA PALUDE CALABRIA

di Bruno Demasi

    A contendersi il governo della Calabria nella situazione estrema di stallo amministrativo, oltre che politico e finanziario, ereditato dalle precedenti gestioni , a fare a gara col proposito di lasciare il segno (loro e delle variopinte aggregazioni elettorali che esprimono la maggior parte di loro) alla guida di una regione tra le più esposte, se non la più esposta, alla corruzione dilagante ed alla cultura dell’illegalità elevata a sistema, vi sono cinque candidati. In stretto ordine alfabetico:


Cono Cantelmi ( Movimento 5 Stelle)

Nato a Catanzaro , quarantunenne. Avvocato, esercita nel capoluogo calabrese , dove insegna Diritto dell'informatica nella Scuola di specializzazione delle professioni forensi dell'Università Magna Grecia. E’ uno dei fondatori di Hacklab, il centro per la ricerca e e la diffusione della cultura open source. E’ anche fondatore dell'associazione "Ereticamente", nella quale si fa cultura d'impresa e di imprenditorialità, specialmente giovanile.

Nico D'Ascola ( Nuovo centrodestra e Udc)

E’ reggino, sessantenne, laureato in giurisprudenza e docente di Diritto penale nel Dipartimento di Giurisprudenza dell'Università Mediterranea di Reggio Calabria. Avvocato penalista, ha preso parte ai lavori delle commissioni ministeriali capitanate da Nordio e da Pisapia per la riforma del Codice penale. Nel 2013 è stato eletto senatore con il Popolo della libertà, ma nella scissione di FI, è passato con Alfano al Nuovo centrodestra.


Wanda Ferro ( Forza Italia, Fratelli d'Italia, Alleanza Nazionale)

E’ catanzarese ed ha 46 anni. Laureata in lettere , durante gli studi universitari è stata attivista del Fuan, il movimento politico universitario espressione del Movimento Sociale Italiano. Successivamente è entrata in Alleanza nazionale, ed è stata consigliere comunale a Catanzaro e poi assessore. Nel 2004 è entrata nel Consiglio provinciale di Catanzaro. Quattro anni dopo è stata eletta presidente dello stesso consiglio provinciale.


Domenico Gattuso ( “L’Altra Calabria" da ''L'altra Europa” di Tsipras)

Cinquantacinquenne, è nativo di Motta San Giovanni (Reggio Calabria). E’ stato un militante della Federazione giovanile comunista (Fgci) e del Pci. Si è laureato in ingegneria civile ed è professore ordinario di Ingegneria dei trasporti e direttore del Laboratorio di logistica dell'Università Mediterranea di Reggio Calabria. E’ stato candidato con la lista "L'altra Europa con Tsipras" alle elezioni europee che si sono tenute nei mesi scorsi. 

Mario Oliverio (Pd - Democratici progressisti - Oliverio Presidente - Centro democratico -La sinistra - Calabria in rete - Cristiano Democratici Uniti - Autonomia e Diritti)
 Nato a San Giovanni in Fiore (Cosenza), ha 61 anni. Ha militato nelle fila del Pci, per il quale è stato da giovane consigliere regionale e poi assessore all'Agricoltura. E’ stato anche sindaco di San Giovanni in Fiore nel 1990. Dal 1992 al 2006 è stato deputato. Già segretario regionale dei Democratici di Sinistra dal 1997 al 2001, è stato poi presidente della Provincia di Cosenza nel 2004 e nel 2009.

mercoledì 19 novembre 2014

MA LA CAMPAGNA ELETTORALE SI FERMA ALLE PORTE DEL PORTO... ( Nonostante il convegno su ZES, logistica ed energia)

di Bruno Demasi 
   Sarebbe stato nodale, imprescindibile che in questa vigilia elettorale spenta e arruffata si fosse tornati a parlare di quel volano di sviluppo, non solo per la Piana, ma per la Calabria intera, che è costituito dal porto di Gioia Tauro, e che si fossero assunti precisi e concreti impegni per risollevarne le sorti insieme con quelle di una Regione come la nostra che registra il più basso tasso di occupazione ( 37% nel primo semestre di quest’anno, secondo il dato Bankitalia di due giorni fa) e  si colloca invece nel posto più elevato per intrecci politico-mafiosi e tasso di corruzione (224 arresti nell’ultimo anno di riferimento, il numero più alto rispetto a tutte le regioni italiane, persino rispetto a Lombardia, Campania e Sicilia). 
   Un porto, una regione succubi di attese inutili e snervanti, e non già perché il Presidente del Consiglio il 7 novembre scorso non si sia fatto vedere , come aveva lui stesso stabilito, per “inderogabili” impegni , ma perché a fronte di un fiume impetuoso ed esondante di parole e di promesse, di fatti concreti, come l’istituzione della Zona Economia Speciale, non se ne vedono.
    In questo quadro desolante ha assunto un rilievo gigantesco l’iniziativa di qualche settimana fa organizzata dall’Istituto di Alti Studi e Scienze Ausiliarie ( IsAG) e dal Centro per la Formazione, la Ricerca, l’Innovazione tecnologica e lo Sviluppo (CeFRIS), due belle realtà di sviluppo, la seconda delle quali addirittura operante anche a Gioia Tauro. Un’iniziativa effettuata nei palazzi del Parlamento dal titolo molto eloquente: ZES, Logistica ed Energia: fattori di sviluppo per il porto di Gioia Tauro,concretamente volta a gettare più di un sasso nello stagno, anzi nella palude politica e strutturale in cui ormai parlare di sviluppo del Porto può sembrare quasi una scommessa. 
   Un convegno che ha permesso di approfondire sul serio la questione del possibile sviluppo per il porto di Gioia Tauro sia a livello strettamente economico e imprenditoriale sia a livello politico e strategico, in un’ottica locale e regionale, ma anche nazionale ed europea.
    Grazie alla sua ubicazione e alla conformazione geografica del territorio sul quale esso insiste, il porto infatti non si pone più banalmente quale “porta dell’Europa” come in modo paternalistico ed eurocentrico lo si vede vede dai palazzi del Consiglio d’Europa, ma cuore del Mediterraneo, quindi possibile volano di un’economia a vocazione euro-mediterranea.
     Un storia difficile quella del porto , come è emerso dal Convegno, tanto che esso oggi presenta una sostanziale inefficienza specialmente a livello di logistica portuale, restando ancora e malgrado tutto soltanto un porto di transhipment, cioè addetto allo smistamento di container su navi feeder che poi devono dirigersi verso porti secondari. Ed il motivo principale per cui attualmente gli investitori non guardano con particolare interesse alla zona è tuttavia la mancanza di adeguate infrastrutture ferroviarie che permetterebbero, ad un costo più basso, di raggiungere le mete via terra, ma anche la mancanza strutturale di energia a buon mercato, tale da favorire la nascita e lo sviluppo in loco di imprese.
     Il convegno ha ribadito con forza che la ZES, oltre che aiutare a sbloccare quest’ assurda situazione di stallo sia del porto sia della regione intera, potrebbe garantire una serie di aiuti di Stato previsti espressamente dall’UE per quelle regioni in ritardo di sviluppo che rientrano nell’ex “Obiettivo 1-convergenza” e intelligentemente  ha focalizzato l’attenzione per la prima volta, ad opera del responsabile del Ce.F.R.I.S. dr. Domenico Napoli, sull’importanza cruciale che riveste la formazione nel rapporto tra istruzione e mondo del lavoro.
   L’obiettivo ambizioso del Ce.F.R.I.S. in effetti è creare delle professionalità specializzate da introdurre nel mondo dell’imprenditoria privata. In tal senso l’istituzione della ZES potrebbe davvero essere un’occasione unica per l’inserimento di giovani figure professionali del territorio, specializzate e preparate, senza contare che l’innalzamento della qualità del lavoro potrebbe sollecitare le imprese dell’indotto a divenire sempre più interessanti e competitive.
    Sarebbe troppo chiedere ai politici regionali e nazionali un impegno finalmente serio e non parolaio per quest’ultima spiaggia dell’economia calabrese e italiana di cui colpevolmente non si fa alcuna menzione neanche nel cosiddetto decreto “SbloccaItalia”? Sarebbe troppo chiedere a chi andrà fra qualche giorno al governo della Regione di evitare accuratamente per il futuro ogni passerella pubblicitaria sulle banchine del porto, ma di assumersi  fin da adesso soltanto  l'onere di rimboccarsi le maniche per lavorare, e lavorare bene, senza sconti per nessuno, per lo sviluppo di questa importante struttura che appartiene a tutti e non soltanto ai trafficanti...?

lunedì 17 novembre 2014

GIUDITTA LEVATO NON SI TOCCA !

                                           di Bruno Demasi
 
  Giuditta Levato appartiene a tutti noi , a quella Calabria che ha ricostruito e difeso col sangue e col    sudore dei contadini la civiltà seminata dai Greci, dai Bruzi , dai Normanni, dagli Ebrei, dagli Arabi e poi tradita e depredata  da  tante orde di barbari che hanno spadroneggiato e spadroneggiano tuttora su questa terra…
       Per chi non se ne ricordasse, per tutti gli alunni delle nostre scuole a cui si insegnano (quando si insegnano) mille sciocchezze di importazione anglosassone, ma non si insegna la nostra storia vera, Giuditta Levato era /è la contadina calabrese uccisa nel novembre del 1946 durante una pacifica occupazione di terre. La prima vittima di quella lotta al latifondo calabrese che si venne a produrre in seguito al tentativo degli agrari di ostacolare con ogni mezzo l'applicazione della Legge Gullo che nel 1944 aveva sancito l'assegnazione di porzioni di terre ai contadini che le lavoravano riuniti in cooperative. Una guerra durissima e senza esclusione di colpi , che ha distrutto l’idea stessa di cooperativa in Calabria per molti decenni e che invece ha fatto germogliare e moltiplicarsi come non mai la mala pianta delle guardianìe o, che dir si voglia, delle aggregazioni mafiose al servizio degli agrari.
       La guerra contro i contadini registrò in primis dal 1946 fino almeno al 1950, i fatti sanguinosi che ebbero come teatro il territorio di Petilia Policastro e di Melissa, ma anche  tante pagine di martirio contadino di cui non furono esenti molti altri paesi della Calabria intera, compresi quelli della Piana di Gioia Tauro (Messignadi, Drosi...ecc).
      Giuditta Levato venne barbaramente uccisa all'età di 31 anni  il 28 di novembre del 1946. Era incinta di sette mesi del suo terzo figlio . Si era recata insieme al marito e con un nutrito gruppo di contadini, che come loro avevano ricevuto dalla Commissione Provinciale istituita dalla legge Gullo la concessione delle terre che avevano coltivato, per impedire che una mandria di buoi e di vacche di proprietà del latifondista del luogo, Pietro Mazza distruggesse quanto avevano seminato. Durante la manifestazione di protesta dal fucile di un uomo al servizio del Mazza partì un colpo che attinse proprio all'addome Giuditta Levato. Nel terribile trambusto che ne seguì, la donna fu trasportata prima a casa e poi in ospedale, dove quasi subito morì insieme alla creatura che portava in grembo.
     Fin qui la storia colpevolmente dimenticata persino da noi Calabresi, ma ad essa si associa una nuova incredibile storia in questi giorni di can can elettoralistico: dieci anni fa al Palazzo della Regione a Reggio, l’Ufficio di Presidenza del Consiglio Regionale, bontà sua, intitolava a Giuditta Levato la sala conferenze, quale omaggio tardivo al sacrificio di tutte le donne calabresi prostrate dalla fatica, e vi poneva come emblema un grande quadro che, realizzato sull’unica foto esistente di Giuditta Levato, la ritrae con accanto i due figli spaventati e con gli occhi sbarrati dal flash del fotografo: indossa un cappotto ormai troppo stretto per fasciare il suo corpo disfatto da tre gravidanze, di cui una in corso, e sorride col viso dolce e altero, paziente e dignitoso, che è quello delle nostre donne di Calabria.
     Un quadro ingenuo, ma bellissimo, che però pochi giorni fa era inspiegabilmente sparito per far posto a una rielaborazione pittorica di fantasia ( un volto tumefatto che verosimilmente vorrebbe rappresentare il volto di Giuditta ) , commissionata e realizzata non si sa da chi e per ben trentamila euro.   Dobbiamo alla penna del giornalista Riccardo Tripepi l’allarme indignato lanciato qualche mattina fa contro lo scempio perpetrato in modo anonimo dentro i muri del Palazzo, tanto che nel pomeriggio della stessa giornata il quadro originario è tornato al suo posto nella sala di Palazzo Campanella, mentre il nuovo non si sa che fine abbia fatto. 
       Come tanto, tantissimo  denaro, sottratto alle casse regionali e alle nostre tasche !