domenica 8 gennaio 2017

SUDORI E SAPORI DELL’ ANTINDRANGHETA CALABRA

di Bruno Demasi
    La sontuosa, pretestuosa e presuntuosa "Commissione speciale contro la 'ndrangheta in Calabria", formata da sei membri, di cui uno presidente, dovrebbe esistere da qualche parte oltre che sui libri paga della cittadinanza . Stranamente però di essa si riesce a leggere di tanto in tanto solo qualche nota stampa e non si sa nulla di più. 

   Dal febbraio 2016, quando sono stati nominati dall’attuale governo regionale ,dopo un lungo periodo di vacanza ufficiale , a oggi, alle soglie del primo compleanno, i suoi illustri membri i cui cognomi echeggiano spesso e volentieri nelle stanze del potere locale , Bova, Sergio, Mangialavori, Battaglia, Morrone e Nucera si sono riuniti solo sei volte: la prima, appena nominati , pare che abbiano lavorato esattamente per 127 minuti per l'insediamento del presidente, gli auguri degli altri componenti e così via.
   I Calabresi hanno saputo della nascita della "nuova" Antindrangheta regionale solo in seguito alle dichiarazioni del "capostruttura" nominato dallo stesso Bova, tale Carlo Piroso, che strada facendo si è dimesso dall'incarico con gran clamore mediatico in quanto – come specificato da lui stesso – iscritto a una loggia massonica aderente proprio al Goi. Poi tutto è continuato come prima e con lo stesso silenzio.
    Durante la seconda seduta del 25 febbraio (durata: 165 minuti), la commissione ha  riservato altro spazio per convenire in modo sofferto sulla necessità di elaborare una proposta di legge per limitare la presenza mafiosa nei settori economico e sociale della Calabria.
    La terza seduta prevista per il 27 ottobre scorso aveva all’ordine del giorno la programmazione dei lavori per il 2016 ( praticamente già trascorso) e il 2017 e la discussione su una bozza di legge piuttosto generica: per il contrasto della criminalità organizzata e per la promozione di una cultura della legalità.
  Le ulteriori tre sedute, effettuate tra novembre e dicembre 2016, avevano all’ordine del giorno “Consultazioni “varie per studiare epifenomeni e fenomeni ndranghetistici e iniziare un percorso di riflessione per poi regolarsi  di conseguenza.

RISULTATI DELL’ATTIVITA’ EFFETTUATA NEL 2016

   Come si può riscontrare dal sito web della Regione, la commissione ha prodotto in materia di Provvedimenti licenziati, provvedimenti in attesa di parere, risoluzioni, dossier e dossier tematici poco meno di niente.

I CIOCCOLATINI ANTINDRINA DI MAGARO’

    Rispetto all’inerzia di Bova & C., diventa quasi gigantesca l’operatività di chi li ha preceduti al governo della stessa Commissione. Ricordiamo tutti le iniziative di Salavatore Magarò per contrastare la Ndrangheta:
· La "pasticca antindrina" (dischi al cioccolato e un bugiardino con appunti sociologici rivolti agli studenti);
· I "paccheri alla ndrangheta";
· Il sontuoso cartello "Qui la 'ndrangheta non entra" piazzato proprio all'ingresso del Consiglio Regionale a Reggio Calabria, quello stesso che ha avuto, solo nella scorsa legislatura, tre eletti finiti in carcere per i loro rapporti con le cosche.

I COMPITI DELL’ANTINDRANGHETA

   Sono indicati nella legge costitutiva, la 50 del 2002 poi modificata da un'altra norma del 2011:
  • · «vigilare e indagare» sulle attività della Regione e sulla regolarità delle procedure e dei finanziamenti;
  • formulare proposte legislative e amministrative per rendere «più incisiva» l'iniziativa di tutti gli enti calabresi nella lotta contro la mafia;
LE NOTE STAMPA DI BOVA:

   Molteplici e puntuali invece i comunicati stampa emessi dall’Antindrangheta in questo anno appena trascorso, tutti riconducibili a due tipologie di massima:

· Solidarietà alle vittime di attentati;
· esortazioni morali contro il fenomeno mafioso.
    I COSTI DELL’ANTINDRANGHETA

    I costi annui della Commissione, come da delibera n. 16/2007 del Consiglio Regionale Calabro, ammontano a circa 280.000 €. Essi servono a coprire le spese per due responsabili, uno di struttura e l’altro amministrativo, entrambi indennizzati con oltre 70.000 €.annui cadauno; le indennità aggiuntive di ulteriori tre componenti del supporto tecnico prescelti dal presidente tra i dipendenti del Consiglio Regionale; le spese per un autista che ammontano a quanto pare a 38.000 € annui; le spese per ujn “collaboratore esperto” che vale circa 48.000 € annui, senza contare le spese per uffici, telefoni, cancelleria, internet che vengono fatti gravare sul bilancio generalòe del Consiglio Regionale.

    Per la durata quadriennale in carica, l’Antindrangheta Calabrese assorbirà dalle tasche del contribuente la modica cifra di un milioneduecentomila €. Certo una cifra molto modesta se confrontata con i milioni di €. non si sa bene come spesi dai Programmi Operativi Nazionali nelle scuole di Calabria per lo stesso scopo, ma pur sempre una bella cifra.

martedì 3 gennaio 2017

CHI VUOLE ZITTIRE ENZA DELL’ACQUA?

di Bruno Demasi
  Conosco Enza da troppo tempo per non capire che tutto ciò che ella scrive in pubblico e in privato non è mai frutto di calcoli piccini o di quella voglia inconsulta di visibilità e di allori che pervade molti professionisti della carta stampata o sedicenti tali.
   Enza, oltre all’indubbio mestiere che anima le sue pagine, frutto di mille letture e di un esercizio sintattico e linguistico ineccepibile, multiforme e vario, ha le stimmate della sincerità e della chiarezza , della lotta convinta contro ogni sorta di perbenismo che cela interessi, contro ogni sorta di arroganza che cela intrallazzi, contro ogni sorta di qualunquismo che cela a stento tornaconti o, ben che vada, pigrizie e omissioni istituzionali.
   Ha trascorso  una parte dell’ultimo giorno del 2016 in una caserma dei carabinieri a sporgere denuncia perché si è ritenuta  vittima di un episodio decisamente sgradevole. Nel suo paese, Nicotera, un gruppo di persone si sarebbe unito  per raccogliere firme contro di lei e inviarle poi al direttore del suo giornale. Il motivo, secondo questo documento-petizione, sarebbe da ricercare nel fatto che la Dell’Acqua farebbe «scorretta informazione» sulla situazione idrica della città, denunciandone, nei suoi articoli, i problemi. 

   Enza Dell’Acqua è nel mirino già da un po’. È stata lei, infatti, a scrivere, tra i primi,  di un elicottero atterrato in paese per il matrimonio del  presunto nipote di un  boss e che ha portato gli sposi proprio in centro, in barba a tutte le procedure di legalità. Una vicenda che portò, nell’ottobre scorso, alle dimissioni del sindaco di Nicotera, Franco Pagano. Pare anche che nel recente passato qualcuno sia giunto addirittura a  offendere la giornalista pubblicamente per la sua conformazione fisica.
   Per la giornalista del "Quotidiano del Sud"  i problemi legati alla sua attività di cronista non sono finiti qui. Un mesetto fa, infatti,  insieme a Lia Staropoli, presidente dell’associazione antimafia "ConDivisa", pare sia stata destinataria di attacchi all’interno di un gruppo creato su un social network  e poi chiuso dalla polizia postale. Vicende tutte - si dice -    segnalate dalla giornalista alle forze dell’ordine. 

    Non vi è nulla di più sgradevole quando i cittadini o, peggio, gli amministratori locali tentano maldestramente di difendere l’indifendibile dei loro paesi o di nascondere colpe e demeriti accusando i giornalisti e addossando loro tutte le possibili responsabilità di una presunta gogna mediatica di cui sarebbero fatti oggetto: ne abbiamo fatto esperienza con disgusto e  a più riprese  in tante realtà della Piana di Gioia Tauro.
    I giornalisti svolgono il loro mestiere ed è encomiabile, quasi un miracolo, se ancora in Calabria qualcuno di loro (non molti purtroppo), malgrado i bavagli sempre più rozzi e coatti imposti subdolamente all’informazione (La fine dell”Ora della Calabria”, troppo presto dimenticata da tutti, è sintomatica), riesce a ritagliarsi a tutti i costi uno spazio vitale di espressione e di libertà. 
   GRAZIE, ENZA!!!

giovedì 29 dicembre 2016

LO SBILANCIO CALABRESE 2016

   di Bruno Demasi
    A fine anno sarebbe bello fare il conto delle cose belle ( o almeno non troppo brutte, anche per non passare per menagrami a oltranza), ma quest’anno per la nostra regione le informazioni sono più che mai inequivocabili:

DISOCCUPAZIONE

la Calabria col 65,1% si colloca al primissimo posto tra i dieci territori Ue col tasso di disoccupazione giovanile (15-24 anni) più elevato. E' quanto emerge dai dati diffusi da Eurostat. La Calabria si colloca in realtà al terzo posto nella classifica Ue, ma è preceduta solo dalle due 'enclaves' spagnole in terra africana, cioè Ceuta e Melilla. La Sardegna si trova invece in ottava posizione e la Sicilia è nona .Inoltre, la Calabria, col 22,9%, si conferma anche nell’ultimo anno censito la regione col tasso di disoccupazione più alto d'Italia (nel 2014 lo era col 23,4%) contro una media Ue del 9,4% e nazionale dell'11,9%. 


EMIGRAZIONE

Sono cinquemila i giovani calabresi che sono emigrati nell’ultimo anno alla ricerca del lavoro. Un dato drammatico nella regione col più alto tasso di disoccupazione tra i 18 e i 30. E sono ben ventiquattromila i  neet, ossia quei ragazzi che non studiano, non lavorano e non sono alla ricerca di occupazione (Fonte: “Avvenire di Calabria”). 


IMMIGRAZIONE

Ormai incalcolabile. Incalcolabili anche le risorse in denaro formalmente impiegate per centinaia di migliaia di Africani che continuano a sbarcare sulle nostre coste e a rimanervi in condizioni disumane nell’indifferenza totale dello Stato, di tutti i comuni e di tutti gli addetti ai lavori a vario titolo, se si esclude l’esempio virtuoso del Comune di Riace. 


OMICIDI E RAPINE

Omicidi e rapine in calo, ma a fronte di un aumento dei furti. I primi e le seconde si sono registrati rispettivamente in un numero di casi pari a 0,78 e a 64,5 per 100mila abitanti. I dati Istat, evidenziano un affievolimento delle differenze territoriali, anche se l’incidenza maggiore di omicidi continua a registrarsi in Calabria 


SCUOLA

Sono anche quest’anno nel Sud oltre 2,3 milioni (il 25,7% del totale) i giovani 15-29enni che non sono inseriti in un percorso scolastico e/o formativo e non sono impegnati in un’attività lavorativa. L’incidenza più elevata anche in questo caso è in Calabria, dove sfiora il 40%. Il che consente di sopravvivere al puzzle senza capo né coda a cui è stato ridotto il sistema statale d’istruzione calabrese nell’ultimo decennio dalle ripetute e cervellotiche “razionalizzazioni” della rete scolastica ad opera delle Province, morte e risorte come per magia con altro nome. 


IMPIEGO DELLE RISORSE

Praticamente ridicolo: appena pochi mesi fa la Regione Calabria ha restituito allo stato quasi tre milioni di Euro destinati ai diversamente abili scolarizzati e a quelli da avviare al lavoro, per mancanza di programmazione, mentre non si è dato la briga di partecipare nemmeno alla programmazione dei fondi per l’Energia.


VIS POLITICA 

Nell’ultima consultazione (referendaria) del 4 dicembre scorso il 60% dei Calabresi si è mostrato sfavorevole alle ridicole ( se non fossero drammatiche ) politiche di governo, schierandosi per il NO alla cosiddetta Riforma Costituzionale. Il che, in parole poverissime, ci dimostra che anche da queste parti, solo quando non si innesta il processo virulento del voto di scambio, la stragrande maggioranza dei cittadini sa quel che vuole ed ha un sussulto di dignità civica che non consente la delega della cosa pubblica ai partiti tradizionalmente dediti ai bagordi ubriachi della casta.

VIS DI GOVERNO REGIONALE: letargica. 


BUON ANNO E BUON SONNO CALABRESI!

domenica 18 dicembre 2016

LA NOVENA DEL NATALE IN OPPIDO MAMERTINA

di Don Letterio Festa
       Un meticoloso studio a tutto tondo su una tradizione di eccellenza tra le tante che annovera il mondo aspromontano. Una rievocazione sul filo delle (poche) memorie e delle (tante) sovrapposizioni pseudoculturali che nel tempo hanno tentato di sommergere la novena natalizia, con la sua struggente magia di canti e suoni e di pathos sempre fresco nella sua storia antica. Don Letterio Festa ne fa con grande scrupolo storiografico e pedagogico occasione felice di riflessione sulla nostra identità in occasione della presentazione di un bellissimo cd di canti e pastorali nostrani eseguiti da tanti giovani appassionati del genere e dalla voce inimitabile di Salvatore Rugolo. Un cd che vale la pena procurarsi per custodire in tutte le case un piccolo pezzo di un mondo irrimediabilmente rovinato dal tempo (Bruno Demasi)
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Introduzione

    Il recente “Direttorio su Pietà popolare e Liturgia”, preparato dalla Congregazione per il Culto divino e la disciplina dei Sacramenti, afferma che: «la Novena del Natale ha svolto una funzione salutare e può continuare ancora a svolgerla»[1]. Essa riguarda il periodo che va dal 16 al 24 dicembre, sentito e vissuto del Popolo cristiano come un tempo di grazia, nel tempo di grazia dell’Avvento, per la preparazione spirituale dei fedeli alla Solennità del Natale del Signore.
    Già nella struttura della Liturgia “ufficiale” della Chiesa, esiste una particolare attenzione ai giorni dal 17 al 23 dicembre, caratterizzati dalla introduzione, nella Liturgia dei Vespri, delle così dette Antifone «O», così chiamate perché iniziano sempre con la particella «O»: «O Sapienza…, O Signore…, O Germoglio…, O Chiave di Davide…». Esse si fanno risalire, tradizionalmente, al Papa Gregorio Magno ma già nel IV secolo, in Gallia ed in Spagna, si celebrava un primitivo Avvento che cominciava proprio il 17 dicembre per culminare nella più antica festa natalizia dell’Epifania, a sua volta di origine orientale, il 6 gennaio.
     Le Antifone «O» esprimono, più che un’invocazione, l’ammirazione dei credenti davanti alla Grotta di Betlemme - «Admirantis est potius, quam vocantis» (Amalario di Metz) – e il loro testo è ispirato ai “sospiri” dei Profeti dell’Antico Testamento che desideravano ardentemente la venuta del Redentore. Tale ispirazione biblica si trasmetterà, poi, anche ai testi di origine popolare usati in ogni dove durante la Novena del Natale. Tra i diversi formulari prodotti per solennizzare questi giorni santi, ebbe particolare fortuna quello nato in ambito benedettino, redatto sui testi latini e cantato con melodia gregoriana, successivamente tradotto in italiano dai Benedettini di Subiaco negli anni Sessanta dello scorso secolo. 


Il Natale in Oppido Mamertina

   Come in tutti le Città ed i Paesi di Calabria, il Natale è da sempre, ad Oppido Mamertina, una delle festività dell’anno tra le più amate e attese. Un proverbio, diffuso in tutta la Piana, esprime la forza dell’attesa vissuta in preparazione alla festa e ricorda le tappe salienti che la precedono:

«Sant’Andria porta la nova
ca lu 6 è di Nicola,
a l’8 è di Maria,
a lu 13 è di Lucia,
a lu 25 di lu veru Missia!». 


   Il tempo festivo si apre, infatti, con la Novena dell’Immacolata di cui si venera, nella Cattedrale, un prezioso simulacro ligneo, custodito nell’omonima cappella posta alla sinistra dell’Altare maggiore. Quindi il 6 dicembre, nella popolare e vetusta chiesa dell’Abbazia, si celebra San Nicola, antico Patrono della Città, a cui erano dedicate, già nella vecchia Oppido, le due Parrocchie cittadine, per poi passare nella chiesa di San Giuseppe dove si conserva una bella immagine di Santa Lucia, la Vergine e Martire siracusana la cui memoria liturgica ricorre il 13 dicembre.
   Il culmine delle festività natalizie si ha nella sera della Vigilia, vissuta come una festa di famiglia e conclusa con il solenne pontificale del Vescovo in Cattedrale. «Come nei tempi andati ancor oggi ad Oppido il Natale è la festa della famiglia: e dai paesi più lontani e perfino dalle Americhe, molti si recano in seno alla propria famiglia per la fausta ricorrenza. E spesso non v’è altro scopo del lungo viaggio, che quello di rivedere i congiunti e di sedere insieme a tavola la sera della Vigilia, fra la dolce commozione degli affetti famigliari. Nella Vigilia si mangia di magro ed il Cenone o il pranzo succulento di diciotto pietanze, in tutte le famiglie, viene imbandito di sera: zeppole e frittelle di ogni specie, pesce fritto e quanto di meglio offre la stagione e la borsa. Invece del tradizionale capitone, qui si fa molto uso del baccalà che si prepara in diverse maniere. In tutte le famiglie agiate si prepara il tradizionale cappone e si fa grande uso di torrone, di dolci, di vini e di liquori. Si gioca alle carte il “sette e mezzo” o alla tombola o alle nocciuole. E quando nella mezzanotte squilla la campana per la Messa, il popolo, conforme alle vecchie consuetudini, accorre numeroso in chiesa»[2]. Qui, ancora oggi come un tempo, il Vescovo «porta in processione il Santo Bambino fra canti, suoni, luci, spari, fiori e squilli di campane e di campanelli, per deporlo poi nella grotta del presepio»[3]. L’immagine del Bambinello, venerata nella Cattedrale oppidese, fu un dono di Mons. Giovanbattista Peruzzo, che resse la nostra Diocesi dal 1928 al 1932, e che lo fece giungere, «in fasce e in soffici trine»[4], da Castiglione dello Stiviere, il paese d’origine di San Luigi Gonzaga, nel Natale del 1929. La Messa di Natale era, inoltre, caratterizzata in Oppido, fino agli anni Trenta dello scorso secolo, da un altro caratteristico particolare: «Finito il Vangelo un piccolo alunno del nostro Venerabile Seminario ascendeva il pergamo, e con gli accesi ardori d’un vergine cuore, inneggiava all’infinito amore ed all’umiltà di un Dio che nasce Bambino»[5].

Il Natale in Oppido e la Musica

   La particolarità più originale del Natale oppidese è comunque il ruolo di primissimo piano che in esso ha da sempre avuto la Musica. Nell’Ottocento, i Canonici del Capitolo intonavano il «Dormi, dormi benigne Iesu»[6], accompagnati dalle voci argentine dei giovani Seminaristi. Altri canti avevano le parole del celebre Abate Giovanni Conia e la musica del Canonico Giuseppe Annunziato Muratore, compagno di studi di Bellini e Mercadante.
   Ispirato dal dolce suono delle nenie natalizie del suo Paese, scriveva l’Abate Bruno Palaia, «vanto e decoro del Clero oppidese»[7], contemplando la mistica scena della Natività: «la Vergine fu rapita e volò incontro all’oggetto dei propri amori che avea vagheggiato da tutta l’eternità e l’abbracciò nell’estasi. “Madre”: “Figlio”. Due poemi; due amori; due dolcezze; due gaudii indicibili; due sinfonie; due gorgheggi. E il Padre guardava estasiato e lo Spirito agitava l’ali distese come colomba che volteggi e tubi sul nido e gli angeli suonarono e cantarono l’Alleluia del loro cuore vibrante»[8].
  Le stesse espressioni musicali risuonavano per bocca dell’allora giovane Canonico Giuseppe Pignataro:

«La melodia vagò lenta ne l’aria
quale nube d’incenzo:
splendeva la capanna solitaria
sotto l’azzurro immenso»[9].

   Mentre nella Cattedrale, per le solenni celebrazioni delle festività natalizie, la Schola cantorum e l’Orchestra eseguivano la «Pontificalis secunda» del Perosi e la «Pastorale» del Bost[10].
   Ma la più popolare ed amata espressione della festa è offerta, ieri come oggi, dalle chitarre, gli strumenti a fiato e le fisarmoniche del gruppo di Musicisti che anima il Natale in Oppido Mamertina e che ha la sua più caratteristica e bella manifestazione nei giorni della Novena.

Il testo della Novena 


   Questa pia pratica si svolge, da tempo immemorabile, nella chiesa Abbazia. La chiesa di San Nicola superiore o di San Nicola “extra moenia”, popolarmente detta “dell’Abbazia”, ha le sue origini nella vecchia Città di Oppido. Di questa chiesa e della Parrocchia annessa, abbiamo notizie documentate a partire dal tardo XVI secolo[11].
   Già il Vescovo Giuseppe Maria Perrimezzi aveva pubblicato, nel 1728, un imponente testo di preghiere e meditazioni di oltre 250 pagine, dal titolo «Sentimenti di divozione al Bambino Giesù»[12] ma per diversi decenni si seguì come testo di riferimento per la Novena di Natale quello edito da Mons. Antonio Maria Curcio nel 1893. Questa Novena, secondo il gusto del tempo, era costituita da cinque «affetti», alternati da cinque strofe in canto, e conclusa con un «santo proponimento»[13]. Negli anni Cinquanta dello scorso secolo, la Novena aveva inizio con la messa alle ore 5 del mattino. Dopo la Messa «celebrata in canto» con l’accompagnamento dell’Orchestrina, si esponeva il Santissimo Sacramento, si recitava la Preghiera a Gesù Bambino, si cantavano le Antifone maggiori e il “Magnificat” e si concludeva con la Benedizione eucaristica[14].
   Dopo il Concilio Vaticano II, l’Abate, Mons. Francesco Zappia, Parroco della Parrocchia di San Nicola, diede alla Novena l’impostazione attuale. A lui si deve, oltre che il riordino delle preghiere e dei canti, anche la rinascita della caratteristica ensmble di strumenti che, pur richiamandosi alla tradizione precedente, ha però aggiunto un tocco di novità negli arrangiamenti musicali e nell’atteggiamento dei musicisti, rinnovando positivamente il volto della caratteristica orchestrina. Ad essa, per questo motivo, è stato dato il simpatico nome di «The Bati’s Band».
   Ai nostri giorni, la Novena del Natale ha inizio, in Oppido, alle prime luci del mattino. Un grande fuoco viene acceso accanto ad un altrettanto grande ed artistico presepio, costruito lungo la facciata laterale esterna della chiesa, mentre il suono festoso delle campane accoglie i fedeli che numerosi si avviano per la celebrazione. Nel frattempo, già da un’ora prima, l’Orchestrina che animerà la messa ha percorso le vie del centro abitato, suonando le nenie e i canti tradizionali natalizi per invitare alla preghiera. Questa si apre con una monizione del Celebrante che introduce i fedeli nel tempo festivo e li esorta alla preghiera fervente. Seguono le strofe del canto «Vieni, o Signor, la terra in pianto geme» - di autore anonimo - diffuso in diverse Parrocchie d’Italia, al quale succedono tre strofe, tratte dagli «affetti» della Novena di Mons. Curcio, alternate dal canto «Abbiate pietà, Signore», anch’esso di autore ignoto allo stato attuale delle ricerche.

Le pastorali ed i canti del Natale oppidese 



   Per il resto, la celebrazione è allietata dall’alternarsi delle pastorali e dei canti tradizionali del Natale oppidese.
   In antico, le pastorali erano proprie del luogo e del tutto originali, spesso composte da anonimi autori locali. Alcuni canti furono composti dal Canonico Giuseppe Annunziato Muratore per quanto riguarda l’arrangiamento musicale, mentre le parole erano dell’Abate Giovanni Conia[15]. Successivamente, celebri furono le pastorali del Maestro Achille Longo (1832-1919)[16].
   Tra i tanti canti e le pastorali del Natale oppidese, sono presenti in questa nostra raccolta musicale, quelli più popolari ed ancora in uso. La pastorale «Piva all’antica» è del Maestro milanese Paolo Mauri (1885-1963), autore di numerosi brani di ispirazione sacra, mentre «Cornamusa popolare» è stata composta dal lodigiano Leandro Passagni, pseudonimo del Maestro Alessandro Pigna (1857-1928). Tra le composizioni più recenti, troviamo il canto «Suonano mille campane-Ninna nanna» dell’Avvocato oppidese Filippo Grillo (1911-1996). A Mons. Gaetano Cosentino (1924-2008), Rettore per diversi lustri del Seminario vescovile della nostra Città, si deve la pastorale «Campane di Natale» mentre il popolarissimo canto «Campane a festa» è stato composto da un varapodiese che a Oppido è stato per parecchi anni Maestro della banda locale, il Prof. Raffaele Monteleone (1911-1980). Le parole della nenia di Natale «Ceramejaru» sono di Don Silvio Albanese (1929-1976), parroco della Parrocchia oppidese del Calvario, mentre a Giacomo Tedeschi, nonno del più famoso Poeta tresilicese Geppo, si deve il canto «Dormi Bambino»[17] ed al seminarese Vincenzo Nostro, Maestro, nel 1907, di una delle tante Bande oppidesi, è dovuta un’armoniosa «Pastorale». Infine, è stata composta dal Maestro Stefano Scicchitano, pure lui oppidese e per diversi decenni direttore della Banda cittadina, la pastorale «Momento lieto».
   Allo stato attuale delle ricerche, non è stato possibile dare una paternità sicura ai brani «Motivo tradizionale» e «Notte di Natale».
     I testi di questi brani musicali, redatti alcuni nel dialetto oppidese ed altri in lingua italiana, riprendono e sviluppano i temi cari alla devozione popolare del periodo natalizio, armonizzati e arrangiati con alcune caratteristiche del tutto originali e di grande impatto.
   Le così dette “pastorali” sono dei canti realizzati appositamente da autori con una certa esperienza musicale e che intendono trasmettere dei messaggi e dei contenuti teologici ben precisi e seguono lo schema musicale del 6/8 mentre il canto popolare fa uso di strumenti e ritmi tipici della cultura musicale calabrese, ottenuti con l’uso di organetto, zampogna, pipita e triangolo.
   La particolarità più evidente nella Novena oppidese è proprio quella degli strumenti musicali utilizzati per l’esecuzione dei brani al fine di armonizzare e arrangiare nel migliore dei modi questi brani. La caratteristica vera e propria è, infatti, data dal largo uso di strumenti a fiato quali i clarinetti; il sax tenore e contralto; il corno e la tromba, accompagnati dalle chitarre e dalle fisarmoniche.
   L’augurio di chi ha preparato, con grande amore e con un lungo lavoro, questo disco è che la nostra tradizione possa varcare i limiti della Città, per raggiungere gli Oppidesi sparsi in tutto il mondo e tutti coloro i quali vorranno condividere con noi l’attesa del Celeste Bambino che torna a nascere per portare luce e speranza ai nostri cuori, spesso ottenebrati dalle difficoltà del vivere quotidiano.
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[1] Congregazione per il culto divino e la disciplina dei sacramenti, Direttorio su Pietà Popolare e liturgia. Principi e orientamenti, Libreria Editrice Vaticana, Città del Vaticano 2002, 103.
[2] V. Frascà, Oppido Mamertina. Riassunto cronistorico, Tipografia “Dopolavoro”, Cittanova 1930, 205-206.
[3] Ivi.
[4] «Cronaca diocesana», in Bollettino ecclesiastico. Ufficiale per gli Atti vescovili della Diocesi di Oppido Mamertina, II (1930) 1, 15.
[5] «Oppido Mamertina. Le funzioni del natale», in La Calabria Cattolica, I (1883) 4, 11.
[6] Cfr. ivi.
[7] G. Marzano, Scrittori calabresi, Edizioni MIT, Corigliano Calabro 1960, 119.
[8] «Il Natale», in Albori. Rassegna quindicinale di vita e cultura calabrese, III (1927) 22-23, 1.
[9] Ivi, 2.
[10] Cfr. «Cronaca diocesana», in Bollettino ecclesiastico, 15.
[11] Cfr. R. Liberti, «L’Abbazia, seconda chiesa parrocchiale di Oppido», in Calabria sconosciuta, VIII (1985) 3, 91-94.
[12] Cfr. G. M. Perrimezzi, Sentimenti di devozione al Bambino Giesù, Regia Stamperia Fernandez-Maffei, Messina 1728.
[13] Cfr. A. M. Curcio, Preghiere ed atti di religione proposti alle chiese della sua Diocesi dal Vescovo di Oppido Monsignor Antonio Maria Curcio l’anno del Giubileo episcopale di S. S. Leone XIII, Stabilimento tipografico del Cav. A. Morano dell’Istituto Casanova, Napoli 1893.
[14] Archivio della Parrocchia di San Nicola Superiore in Oppido Mamertina, «Liber cronicon parrocchiale 1956-1959», 36.
[15] G. Pignataro, «Il Musicista Giuseppe Nunziato Muratori e i suoi parolieri e Giovanni Conia. Nova et vetera», in Historica, VI (1979) 3.
[16] Frascà, Oppido Mamertina, 206.
[17] Una canzone natalizia con lo stesso titolo si può trovare su Internet cantata dal tenore oppidese Pasquale Feis insieme ad una versione di “Tu scendi dalle stelle”, registrate per la Columbia a New York nel 1917 (Cfr. http://www.dailymotion.com/video/x3j7tjf “Dormi Bambino” e su https://www.youtube.com/watch?v=TKPckU3qGPs “Tu scendi dalle stelle”; ulteriori notizie in R. Liberti, «La musica a Oppido Mamertina vecchia e nuova», in Calabria sconosciuta, XXXIV (1011) 132.

mercoledì 14 dicembre 2016

UNA SENSIBILITA’ SOLO… DA CANI

di Bruno Demasi
    Nelle settimane scorse a Sangineto centinaia di persone, giunte da varie parti d'Italia, hanno manifestato a lungo per le strade dopo il caso del cane torturato ed ucciso da quattro giovani del posto che sono stati denunciati ed hanno attirato l’orrore ed il biasimo di tutta l’opinione pubblica italiana ed europea.
    I manifestanti, accogliendo l'invito lanciato dalle associazioni animaliste ad "assediare" Sangineto, hanno esposto striscioni in favore degli animali e pare non siano mancati momenti di tensione con la popolazione locale.
   In ogni caso gli animalisti hanno chiesto a viva voce  ai politici non tanto di impegnarsi di più per debellare la peste della ndrangheta ai vari livelli ( il che sarebbe significato in tanti casi chieder loro di impegnarsi contro se stessi) quanto l'inasprimento delle pene previste per chi commette abusi sugli animali.
   Preciso, a scanso di equivoci, che , pur restando molto perplesso quando sento parlare di animali che recano il nome di esseri umani ( nella fattispecie il quattrozampe si chiamava significativamente “Angelo”) , non ho alcunchè contro i cani che anzi ritengo spesso più dignitosi e coerenti di noi esseri umani. 

   E tuttavia inevitabile fare il confronto tra il malcapitato animale e le centinaia di esseri umani che, proprio sulla nostra terra sono quotidianamente esposti a migliaia di torture indirette , come il freddo e la fame , nei ghetti in cui sopravvivono a stento migliaia di Africani abbandonati a se stessi o, peggio, quando penso alle donne o ai bambini uccisi dalla ndrangheta per i quali nessuno dal Nord è sceso in Calabria a manifestare per le strade o almeno ad indignarsi.
   Quando torture o uccisioni riguardano esseri umani , la Calabria, che spesso ne è teatro, viene liquidata dai media nazionali come terra di incivili in cui è inevitabile che accadano certe cose e finisce tutto lì nel giro di poche ore.
   Quando a subire la stessa sorte sono gli animali, la Calabria oltre ad essere additata come terra di incivili, diventa teatro di manifestazioni che restano per settimane alla ribalta della cronaca.
   Ci conviene diventare tutti dei cani.


giovedì 8 dicembre 2016

L’IMMACOLATA NERA

di Bruno Demasi
   Probabilmente non sarò tacciato di blasfemìa per il titolo di questo piccolo post solo da coloro che non hanno il tempo di crogiolarsi in devozionismi fini a se stessi tanto dimenticare la scontata semplicità della Fede che si fa carne solo nel quotidiano delle nostre    misere  contraddizioni nascoste .
    Cosa accomuna l’umiltà della fanciulla di Nazareth, e il suo si a una nuova storia, con l’umiltà di Confort ,dal cuore di madre, e i suoi innumerevoli si alle mille piaghe che la vita le ha inferto da quando è partita dall’Africa con la speranza nel cuore, fino a qualche giorno fa, l’ultimo della sua anonima vita nel ghetto - immondezzaio di San Ferdinando pomposamente chiamato “tendopoli” ? Forse la corsa tardiva in ambulanza all’ospedale

di Polistena per morire ignorata da tutti o il povero loculo permeato d’acqua che la pietà di don Roberto è riuscito a farsi dare dal comune di Rosarno dopo aver elemosinato a lungo di municipio in municipio persino una bara in cui seppellirla? 

    Cosa accomuna l’umiltà di Confort dal cuore angosciato scappata dalla follia del Boko Arham  per andare a finire rinchiusa nella sua tana di stracci dentro una tenda asfissiante d’estate e gelida in questi giorni di inverno a quella Maria di Nazareth scappata dalla follia di Erode e nascosta per anni nelle periferie d’Egitto? Forse una vita silenziosa di stenti trascinata per anni insieme a un marito e a un Figlio ricercati e sfruttati da tutti?
    E che cosa accomuna al mesto sorriso di Maria il sorriso mesto di Confort dal cuore puro quando scopre che i soldi che uno a uno aveva raccolto in silenzio per tornare nell’inferno dell’Africa le sono stati rubati nell’Inferno della Calabria ? Forse la rabbia di non poter urlare al mondo e ai suoi potenti in cravatta “ DEVO vivere anch’io! DEVO, non VOGLIO, perchè la vita che mi è stata data non è mia, è anche VOSTRA, anche se VOI  la disprezzate , la ignorate, la prendete a pretesto per i vostri buonismi e le vostre elemosine di spiccioli che servono a mettervi il cuore in pace!"

    E che cosa accomuna i mercanti del tempio, che Maria guarda con orrore mentre il Figlio li fustiga, con i mercanti di morte che Confort dal cuore buono ha incontrato nella sua traversata a piedi di mezza Africa e poi sul mare e poi in Calabria e poi nella tendopoli dove ha trovato la morte ignorata da tutti e dove i mercanti di denaro possono travestirsi persino da benefattori? 
    E che cosa accomuna la sordità delle nostre istituzioni , locali, regionali e nazionali davanti alla vergogna di San Ferdinando e Rosarno elevata a sistema, nella quale non si è mai capito che fine facciano le sovvenzioni pagate dallo Stato per questa gente divorata dall’indifferenza , con la sordità volgare dei ras africani dai ventri avidi da cui questa gente scappa a fiumi per cadere nella brace dei ventri senza fondo calabresi ?